
I diversi colori dei canti e delle musiche dai campi:
blues, ballate, stornelli
Betty GILMORE, i CANTOSOCIALE e
il CORO delle MONDARISO di VALLE Lomellina
in concerto
Entusiasmante e straordinaria fusione di mondi culturali lontani, di terre e voci diverse: quella afroamericana di Betty Gilmore e quella lombarda delle Mondine di Valle con il supporto dei Cantosociale a condurre e amalgamare ritmi,suoni e melodie.
Uno spontaneo, appassionato incontro-confronto a suon di rime e strofe ricordando il duro lavoro nei campi a sottolineare ancora una volta che esiste un filo unico che lega le passioni e i sentimenti civili dei popoli,al di la di ogni differenza razziale. Culture,generazioni, popoli diversi;un incontro interetnico , lingue e costumi diversi tra loro uniti dal canto e dalla musica più di quanto si possa immaginare.
Sono i canti di lavoro, della festa, dello spirito;strambotti e work song,ballate e blues dai campi;è il canto funzionale,veicolo di narrazione, di storie, di emozioni singole e di gruppo a guidare uno spettacolo di emozioni e passioni.
MONDINE IN BLUES prevede performance separate e collettive con la Gilmore,fascinosa signora del blues che interpreta con grande intensità tanto i blues arcaici di Robert Johnson quanto quelli più elettrici di B.B King e le sue poesie più intimiste. Dopo il coro lomellino di ultrasettantenni ex mondariso con gli originali stornelli satirici,con i canti di lavoro e le ballate narrative scalda i cuori .
Le “ragazzacce” di Valle Lomellina sono irresistibili quando interpretano con straordinaria vitalità i canti (a sfondo sessuale)più “piccanti”,ricchi di doppi sensi e riescono a commuovere più di una generazione di spettatori quando raccontano le loro storie fatte di fughe in tempo di guerra,di amori giovanili,di scioperi…
A guidare,accompagnare con dialoghi,musiche e canzoni tanto le rime che i racconti e le performance degli ospiti sono i CANTOSOCIALE che rinunciano in parte al loro repertorio per valorizzare al meglio l’interazione artistica con le signore .
Il risultato è sorprendente,soprattutto nel finale dello spettacolo quando si vedono cantare tutti insieme mescolando dialetto lomellino e slang americano.
L’emozione è palpabile quando da un canto di schiavi che parla di frustate ricevute si passa ad una versione bluesy triste e arrabbiata di “Bella Ciao” delle mondine.
Da una parte si canta “Basta schiocchi della frusta per me…molti sono scappati via! “ e dall’altra si risponde con “C’è il capo in piedi col suo bastone… ma verrà un giorno che tutti quanti lavoreremo in libertà…!”
Il bello è che ormai si confondono i ritmi e le melodie e si canta e si suona tutti insieme .
E’ la poesia del lavoro ,il comune sentire di donne, il legame forte della storia della gente che unisce: i giuvin e i vecc, al bianc el negar, i furest e i paisan.